L’esplosione letteraria di quegli anni in Italia fu, prima che un fatto d’arte, un fatto fisiologico, esistenziale, collettivo.
Avevamo vissuto la guerra, e noi più giovani- che avevamo fatto in tempo a fare il partigiano- non ce ne sentivamo schiacciati, vinti, bruciati, ma vincitori, spinti dalla carica propulsiva della sua eredità. Non era facile ottimismo però… era un senso della vita come qualcosa che può ricominciare da zero [….] Questo ci tocca oggi, soprattutto: la voce anonima dell’epoca […]. L’essere usciti da un’esperienza- guerra, guerra civile- che non aveva risparmiato nessuno, stabiliva un’immediatezza di comunicazione tra lo scrittore e il suo pubblico: si era faccia a faccia, alla pari, carichi di storia da raccontare, ognuno aveva avuto la sua, ognuno aveva vissuto vite irregolari drammatiche avventurose, ci si strappava la parola di bocca. La rinata smania di raccontare fu per la gente al principio smania di raccontare […]
La carica esplosiva di libertà che animava il giovane scrittore non era tanto nella sua volontà di documentare o informare, quanto in quella di esprimere. Esprimere che cosa? Noi stessi, il sapore aspro della vita che avevamo appreso allora, tante cose che si credeva di sapere o di essere, e forse veramente in quel momento sapevamo ed eravamo. [...] I. C. Giugno 1964
Italo Calvino, Prefazione del 1964 a Il sentiero dei nidi di ragno (Einaudi, 1947)
La lettura
della Prefazione ai Sentieri dei nidi di ragno dell'edizione del 1964 ci ha
portato a riflettere sul legame profondo tra vita e letteratura. E’ lo stesso
legame che avvicina scrittore e lettore: il primo esprime “il sapore aspro
della vita”, il secondo, a volte, in certe pagine, quel sapore lo ritrova, si ritrova, rintracciando l'eco di sé, di un'esperienza vissuta. "Le letture e l'esperienza di vita non sono due universi, ma uno. Ogni esperienza di vita per essere interpretata chiama certe letture e si fonde con esse" scrive Calvino. Questa vicinanza è tanto più forte quanto più si condivide una ferita profonda e comune, come lo è quella della guerra e in particolare quella della guerra civile, che ha portato tutti a interrogarsi, a prendere una posizione.
E' da questa prospettiva che abbiamo provato a riflettere sul significato dell'esperienza letteraria del neorealismo, soffermandoci in particolare sulla letteratura della resistenza. Abbiamo voluto incontrare più da vicino scrittori che ci hanno raccontato quell'esperienza in forma diversa, così come diversamente l'hanno vissuta. Da un lato abbiamo ricordato la partecipazione attiva nella lotta partigiana di Italo Calvino e di Beppe Fenoglio, dall'altro la lacerazione di Cesare Pavese che non riesce a prendervi parte.
Tutti, pur con le peculiarità della loro scrittura e dei loro temi, di quell'esperienza ci raccontano l'umanità, senza addolcirla né abbellirla. Così tra gli vari personaggi incontriamo un bambino, Pim di I Sentieri dei nidi di ragno, un giovane, che oltre a vivere il dramma della guerra non rinuncia a vivere le inquietudini del suo innamoramento e della sua giovinezza, Milton di Una questione privata, un professore, che scappa dai bombardamenti in città per rifugiarsi in collina dove vedrà i suoi amici schierarsi tra i partigiani ma non si unirà a loro, Corrado di La casa in collina.
Francesca Angonova
Così abbiamo pensato a un'uscita didattica nelle Langhe, alla scoperta di quei luoghi in cui questi scrittori si sono ispirati per raccontare con consapevole realismo le proprie storie e le proprie verità, fatte di entusiasmi e delusioni, di miti e nostalgie, di riflessioni esistenziali, ora dolci ora amare.
I lunghi e uggiosi mesi invernali, a volte poco sopportabili, sono ormai un ricordo lontano e aprile ritorna con i suoi dolci colori primaverili, donandoci giornate da vivere appieno, andando a scoprire quel territorio fatto di colline, di piccoli borghi ospitali, di silenti strade che costeggiano interminabili filari di vite insieme a grandi richiami letterari. Ci faremo trasportare da quel mare di onde verdi tra il Monferrato e le Langhe dove Pavese e Fenoglio hanno ambientato i propri racconti.
Attraverso le loro letture, ci faremo accompagnare dai due autori, ricordando e ripercorrendo un piccolo mondo fatto di sfumature, a volte crude e tristi, a volte caparbie e orgogliose, proprio come quegli uomini dalle profonde radici nella terra da coltivare.
Erika
Galletto.
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